FRAGILITÀ NAZIONALE: PERCHÉ IL 76% DI DIPENDENZA ENERGETICA CI ESPONE AL RISCHIO
L’Italia si trova non da oggi in una posizione di estrema vulnerabilità, essendo costretta a importare dall’estero il 76% del proprio fabbisogno energetico. Questa dipendenza la espone costantemente alle oscillazioni dei mercati internazionali, una fragilità che solo un’accelerazione decisa sulle rinnovabili potrebbe mitigare.
Sebbene tra il 2008 e il 2014 il raddoppio della potenza installata abbia permesso di risparmiare miliardi in costi energetici e ridurre le importazioni di circa 4 punti percentuali, il ritmo attuale è preoccupante: le nuove installazioni sono in calo e la transizione viaggia a velocità troppo diverse sul territorio.
Praticamente tutte le regioni producono molto meno di quanto consumano, avendo coperto solo una minima frazione degli obiettivi fissati per il 2030. Senza una spinta strutturale alla produzione interna “green”, il sistema rimane appeso a misure emergenziali.
I bonus una tantum in bolletta e i decreti taglia-prezzi sono palliativi necessari per famiglie e imprese, ma non risolvono il problema alla radice: finché la nostra sovranità energetica non sarà garantita dalle fonti rinnovabili, resteremo un Paese costantemente esposto al rischio del caro-energia.
