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D.L. BOLLETTE: BRUXELLES FRENA

Le nuove impennate dei prezzi di gas e petrolio stanno riaccendendo le tensioni tra Bruxelles e gli Stati Europei. La preoccupazione della Commissione UE è chiara: evitare che la crisi energetica scateni una corsa a “risposte nazionali disordinate” capaci di frammentare il mercato unico e alterare la concorrenza tra i Paesi membri.


​A dare voce a questa preoccupazione è stato il vicepresidente della Commissione con delega a Industria e Mercato interno, Stéphane Séjourné. Il commissario ha ricordato in modo esplicito il ricorso al quadro europeo per le emergenze del mercato interno, uno strumento normativo che permette a Bruxelles di intervenire per impedire che gli Stati introducano barriere protezionistiche o creino eccessive disparità nei costi energetici.
L’obiettivo è scongiurare il caos del 2022, quando gli interventi dei singoli governi crearono profondi squilibri economici all’interno dell’Unione.


​​Al centro della contesa c’è attualmente il governo italiano. Il confronto ruota attorno all’articolo 6 del Dl Bollette, la cui conversione in legge è iniziata ieri 30 marzo alla Camera dei Deputati. La norma introduce, tra le altre novità, un meccanismo per abbattere l’impatto dei costi ETS (il sistema di scambio delle quote di emissione di CO₂) sulla produzione di energia elettrica a gas, con l’obiettivo di calmierare i prezzi per utenti e imprese. ​Tra le novità introdotte dal Decreto vediamo:

  • Estensione agevolazioni: I benefici fiscali o tariffari già in vigore per il gas naturale vengono applicati anche al teleriscaldamento.
  • Tutela dei consumatori: Vengono inserite norme per aumentare la trasparenza delle bollette (specialmente per le fasce vulnerabili) e per limitare le attività di telemarketing nel settore.
  • Prezzi all’ingrosso: Il decreto modifica il sistema di rimborso per i produttori termoelettrici a gas. L’obbiettivo è ridurre le componenti tariffarie e compensare parte dei costi legati alle quote di emissione (ETS).
  • Gestione della rete. Viene affrontato il problema tecnico della “saturazione virtuale”, una condizione che limita la capacità di immissione di nuova energia prodotta da fonti rinnovabili del sistema elettrico.



Tuttavia, proprio sugli ETS, la misura è legata al “via libera” di Bruxelles, che deve valutarne la compatibilità con le norme sugli aiuti di Stato. Per la Commissione, il rischio è duplice:

  • ​Concorrenza sleale: Il meccanismo potrebbe essere visto come un aiuto selettivo che avvantaggia solo le centrali a gas.
  • ​Indebolimento del Green Deal: Intervenire sui costi ETS significa attenuare il segnale di prezzo della CO₂, il pilastro su cui si regge la politica climatica europea per scoraggiare l’uso di combustibili fossili.



​Nonostante le recenti conclusioni del Consiglio Europeo abbiano aperto alla possibilità di misure “urgenti e temporanee”, l’articolo 6 del Dl Bollette italiano viene percepito come un intervento a carattere “strutturale”, rendendo l’approvazione giuridica molto complessa.


​La Presidente Ursula Von der Leyen ha ribadito la validità del sistema ETS, pur ammettendo la necessità di modernizzarlo per ridurne la volatilità.


In questo scenario, il caso italiano diventa un test cruciale: Bruxelles teme che concedere deroghe a Roma possa creare un precedente pericoloso, spingendo altri Stati a smantellare pezzo dopo pezzo il sistema europeo di tassazione delle emissioni. La linea tracciata dalla Commissione è chiara: disponibilità al dialogo, ma nessuna tolleranza per misure che possano mettere a rischio l’integrità del mercato unico e la transizione ecologica.