IDROELETTRICO, SVOLTA A BRUXELLES: APPROVATO IL MODELLO FRANCESE, UN PRECEDENTE CHIAVE PER L’ITALIA?
La Commissione Europea ha archiviato ufficialmente i procedimenti per infrazione avviati nei confronti della Francia in materia di concessioni idroelettriche. La decisione segna il superamento di un contenzioso storico, legato all’assegnazione diretta a EDF della gran parte degli impianti del Paese per periodi fino a 75 anni.
L’intesa nasce dall’accordo di principio siglato nel luglio 2025 e recepito dalla normativa francese nel giugno 2026. La riforma introdotta da Parigi modifica radicalmente il quadro regolatorio:
- Dai contratti di concessione alle autorizzazioni: Per tutti gli impianti con potenza superiore a 4,5 MW, il regime di concessione viene sostituito da un sistema di autorizzazioni. Ciò consente agli operatori uscenti di proseguire la gestione delle centrali.
- Accesso al mercato per i competitor: A tutela della concorrenza, la legge stabilisce che almeno il 40% della capacità idroelettrica nazionale rimanga accessibile ai concorrenti di EDF per i successivi 20 anni.
- Aste per la capacità virtuale: EDF non cederà la gestione fisica degli impianti, ma metterà a disposizione del mercato prodotti contrattuali (capacità idroelettrica virtuale). In prima battuta, l’operatore offrirà tramite aste 6 GW, quota che verrà riadeguata periodicamente per mantenere costante la soglia del 40%.
A detta della Commissione Ue, questo assetto offre sufficienti garanzie di apertura del mercato pur senza ricorrere a gare d’appalto sui singoli impianti.
La risoluzione della vertenza francese riapre il dibattito in Italia, dove la riassegnazione delle grandi concessioni idroelettriche rimane un tema aperto.
Attualmente, la disciplina italiana (modificata nel 2022 nel quadro delle riforme del PNRR) richiede l’affidamento tramite procedure competitive.
Il Governo valuta da tempo una cosiddetta “quarta via”, basata sulla riassegnazione diretta al gestore uscente a fronte della presentazione di nuovi piani di investimento. Tuttavia, modificare la normativa vigente rischiava finora di violare gli impegni assunti con l’Unione Europea.
Sul piano giuridico s’inserisce inoltre la recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’UE (3 settembre 2026), secondo cui la produzione di elettricità dalle piccole derivazioni è da considerarsi produzione di beni e non prestazione di servizi, escludendola dall’ambito della Direttiva Bolkestein. Benché tale sentenza sia limitata ai piccoli impianti, la soluzione concordata tra Parigi e Bruxelles rappresenta un punto di riferimento importante per la definizione delle future policy nazionali.
Di seguito le parole del Direttore Taglioli: “il meccanismo studiato dalla Francia è antecedente alla nota sentenza della Corte di Giustizia Europea. Si tratta comunque di una buona soluzione, ritengo che però oltralpe potrà essere ulteriormente rivista. In Italia la “quarta via” rappresenta sicuramente la maggiore garanzia per famiglie ed imprese. In scenari sempre più competitivi, con disponibilità della risorsa sempre più condizionata dai cambiamenti climatici e valori dell’energia sempre più volatili, fare un piano finanziario risulta impensabile. Altresì l’ipotesi che asset strategici possano finire nelle mani di speculatori non fa certo presagire a nulla di buono.
Nessuno, meglio degli attuali proprietari degli impianti, conosce queste centrali e potrebbe farle funzionare in modo più efficiente. Un impegno da parte dei medesimi concessionari a valorizzare al meglio questi asset, lasciandoli nelle loro disponibilità, è indubbiamente la chiave vincente per garantire competitività al Paese.
Preciso, ciò, in un contesto dove i canoni che vengono versati alle regioni sono nettamente i più cari di tutta Europa, quindi in assoluto i più vantaggiosi per la Pubblica Amministrazione”.
