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POLITICHE ENERGETICHE ED EMISSIONI: LE NOVITÀ DEL CONSIGLIO EUROPEO E DELLE ISTITUZIONI UE

Il Consiglio Europeo riunitosi il 15 e 16 ottobre ha messo al centro dei propri lavori la competitività industriale ed il contenimento dei costi energetici, definendo indirizzi strategici sul sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) e sui prezzi dell’energia. L’inserimento del tema ETS nelle conclusioni finali è stato sostenuto dall’Italia insieme a Grecia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia.
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​Nelle conclusioni del vertice, i leader dell’Unione Europea hanno chiesto alla Commissione Europea di assicurare la trasparenza e la prevedibilità del mercato del carbonio. L’obiettivo indicato è proteggere la competitività dell’industria, contrastare il rischio di rilocalizzazione delle emissioni, ridurre la volatilità del prezzo della CO₂ e mitigarne l’impatto sui costi dell’elettricità, mantenendo al contempo il ruolo chiave dell’ETS nel percorso di transizione climatica. Relativamente all’ETS2, i vertici europei hanno sollecitato un aggiornamento della valutazione d’impatto sul sistema e sulle sue garanzie.


​Fronte caro energia, il Consiglio ha auspicato una risposta coordinata a livello europeo mediante misure temporanee e mirate, nel rispetto del mercato unico e delle peculiarità di ciascuno Stato membro. Tra le leve proposte figurano:

  • ​La proroga del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per i settori industriali più vulnerabili;
  • ​L’ottimizzazione dell’efficienza e della capacità produttiva delle raffinerie europee;
  • ​L’avvio di iniziative volontarie per l’aggregazione della domanda di energia.

  • ​I leader hanno inoltre espresso parere favorevole al rinvio di alcuni adempimenti legati al regolamento sul metano e invitato l’Esecutivo comunitario a vagliare ulteriori interventi a breve termine contro il rialzo dei prezzi, tenendo conto delle disparità territoriali nei costi elettrici.
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    ​Parallelamente, la proposta di revisione dell’ETS presentata dalla Commissione a luglio sta aprendo un dibattito tra le forze politiche al Parlamento Europeo. Il punto nodale riguarda il Linear Reduction Factor (LRF), ossia il parametro che determina la velocità di abbattimento delle emissioni per i settori coinvolti.
    ​Mentre gli emendamenti depositati da Socialisti, Renew ed Ecologisti in Commissione Ambiente (ENVI) mirano a confermare la traiettoria originale per azzerare le emissioni ETS entro il 2040, la proposta della Commissione e le modifiche presentate dal relatore Peter Liese (PPE) ipotizzano una riduzione del parametro LRF, posticipando il target finale. Per far passare l’impostazione, fonti di stampa indicano la possibilità di una convergenza tra il PPE e i gruppi di destra, i cui emendamenti risultano affini. L’esito si definirà con il voto in Commissione ENVI previsto per il 1° dicembre, in vista della sessione plenaria del 14 dicembre 2026.
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    ​In risposta alle sollecitazioni giunte da diversi Paesi membri, tra cui l’Italia, la Commissione Europea ha formalizzato la proposta di posticipare di un anno l’efficacia di alcuni obblighi del regolamento sulle emissioni di metano.
    ​Lo slittamento interessa le attività di monitoraggio, rendicontazione e verifica a carico degli importatori di gas naturale, carbone e petrolio, oltre ai requisiti sulle comunicazioni dell’intensità di metano per produttori e importatori UE. Secondo l’Esecutivo UE, la misura consentirà agli operatori un margine di tempo adeguato per conformarsi alle regole, contribuendo ad allentare le tensioni sui mercati dell’energia legate alla situazione in Medio Oriente, senza con ciò depotenziare gli scopi ambientali della normativa.


    ​La proposta correttiva passa ora all’esame del Parlamento Europeo e del Consiglio per la definitiva approvazione. In precedenza, la Commissione si era limitata a suggerire agli Stati membri la sospensione triennale delle sanzioni via raccomandazione, senza intervenire sul testo del regolamento.