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NUOVO PIANO TRANSIZIONE 5.0

A meno di un mese dal suo avvio ufficiale, avvenuto lo scorso 12 giugno, il Nuovo Piano Transizione 5.0 registra già numeri da record. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), le aziende italiane hanno trasmesso tramite la piattaforma del GSE migliaia di prenotazioni.


​Il Ministro Adolfo Urso ha espresso forte soddisfazione per l’ampio apprezzamento della misura, definendola “un ulteriore passo in avanti” che segue il successo del precedente programma (il quale aveva attivato oltre 4,25 miliardi di progetti coinvolgendo circa 20 mila imprese). La nuova manovra mette sul piatto ben 9,8 miliardi di euro per il triennio 2026-2028, con l’obiettivo di sostenere la digitalizzazione e l’efficienza energetica del tessuto produttivo italiano.


​La principale novità del Nuovo Piano Transizione 5.0 risiede nel meccanismo fiscale: i vecchi crediti d’imposta lasciano il posto all’iperammortamento. Le imprese potranno godere di una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni agevolabili ai soli fini del calcolo delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria. La misura copre gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.


​Per accedere ai benefici, lo schema prevede un rigido iter di comunicazioni preventive, di conferma e di completamento da inviare al GSE. Inoltre, per il monitoraggio degli oneri finanziari, è stato introdotto l’obbligo di inviare due report annuali (entro il 20 gennaio e il 30 giugno) fino al termine dell’agevolazione.
​Le maggiorazioni del costo degli investimenti sono scaglionate in base all’entità del progetto:

  • ​180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • ​100% per la quota oltre i 2,5 milioni e fino a 10 milioni;
  • ​50% per la quota oltre i 10 milioni e fino a un tetto massimo di 20 milioni.



​Il decreto disciplina dettagliatamente anche le spese ammissibili per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili (FER) destinata all’autoconsumo. Sono incentivabili i gruppi di generazione elettrica, i trasformatori a monte dei punti di connessione, i misuratori, i servizi ausiliari e i sistemi di accumulo. Agevolati anche gli impianti termici per calore di processo non cedibile a terzi, purché alimentati da rinnovabili.


​Il dimensionamento degli impianti elettrici non potrà superare il 105% del fabbisogno medio annuo della struttura produttiva. Per quanto riguarda il fotovoltaico, i criteri sono rigorosi: saranno ammessi solo i moduli iscritti nelle categorie B e C del registro ENEA, con un’efficienza minima della cella pari al 23,5% per i moduli standard e al 24% per quelli bifacciali a eterogiunzione o tandem.


​Nonostante l’ottimo avvio, non mancano le polemiche. Il mondo industriale contesta duramente l’esclusione dai nodi di incentivo dei software in cloud e delle formule “as-a-service” (SaaS), come il Battery-as-a-Service o il Solar-as-a-Service. Si tratta di tecnologie e formule finanziarie sempre più cruciali per le imprese, poiché permettono di ottimizzare i consumi (tramite IA e monitoraggio remoto) e di abbattere l’esborso economico iniziale grazie al pagamento di un canone periodico.
​Nonostante le aperture del MIMIT all’inizio di giugno la versione definitiva del testo ha confermato lo stop. Il blocco è arrivato a causa di alcuni rilievi tecnici sollevati dalla Ragioneria dello Stato.


Premendo il collegamento seguente è possibile raggiungere la pagina dedicata sul portale del del Ministero in parola:



MIMIT – Nuovo Piano Transizione 5.0