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ETS, TANTO CITATI NEL DL BOLLETTE: GLI SCENARI AL TAVOLO EUROPEO

Il prossimo Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo si preannuncia come uno dei più tesi degli ultimi anni sul fronte della politica energetica. Al centro della contesa c’è l’ETS (Emissions Trading System), sistema che l’Italia vorrebbe congelare, ma che una coalizione di paesi nordici e mediterranei considera “intoccabile”. ​Davanti al Senato, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato una linea di rotta netta: l’Italia chiederà la sospensione temporanea dell’ETS per la produzione di energia termoelettrica. La misura è presentata come una risposta emergenziale alla crisi energetica in Medio Oriente e alla volatilità dei prezzi delle fonti fossili. Oltre alla sospensione, la proposta italiana mira a una revisione strutturale per:

  • ​Escludere le rinnovabili dai costi del sistema.
  • ​Prorogare le quote gratuite per le industrie energivore.
  • ​Impedire l’accesso al mercato agli speculatori (come i fondi d’investimento).
  • ​Introdurre l’accisa mobile e tassare gli extra-profitti per stabilizzare i prezzi.



​La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha risposto indirettamente confermando che l’ETS è uno strumento fondamentale che ha permesso all’Europa di risparmiare circa 100 miliardi di metri cubi di gas. Tuttavia, ha ammesso che il sistema va “modernizzato” per ridurre l’impatto sulle bollette, dove i costi del carbonio pesano per circa l’11%. Tra le opzioni al vaglio della
Commissione per abbassare i prezzi figurano:

  • ​Tetto al prezzo del gas (Gas Cap).
  • ​Potenziamento dei contratti a lungo termine (PPA e CFD).
  • ​Investimenti massicci sulle reti (nel 2025 sono stati installati 80 GW di rinnovabili, ma molta energia resta “bloccata” per mancanza di infrastrutture).



​La proposta italiana ha riscontrato inoltre una ferrea opposizione da parte di chi invece considera l’ETS necessario. Un blocco di otto Paesi (guidato da Portogallo, Spagna, Paesi Bassi e Finlandia) ha diffuso un documento congiunto (non-paper) per ribadire che l’ETS è il pilastro della competitività industriale europea.


Posizione degli Otto Paesi


Secondo i firmatari, sospendere il sistema sarebbe un “errore strategico” sotto vari punti di vista:


  • ​Incertezza sugli investimenti: Le imprese che hanno già investito nel green verrebbero penalizzate.
  • ​Segnale di prezzo: Senza un costo della CO2 elevato, verrebbe meno lo stimolo a elettrificare la produzione.
  • ​Risorse per la transizione: I proventi delle aste ETS sono vitali per finanziare la trasformazione industriale.



​Mentre l’Italia spinge per una protezione immediata dai costi inflattivi, il resto dell’UE guarda al 2027 con il piano “Un’Europa, un mercato”, che punterà su intelligenza artificiale e autonomia strategica. La sfida di marzo sarà trovare una sintesi tra chi vede nel prezzo del carbonio un fardello insostenibile e chi lo considera l’unica bussola per la sopravvivenza economica del continente.