LEGAMBIENTE PUBBLICA IL RAPPORTO SUI NUMERI DEGLI AIUTI AL FOSSILE
Il tema dei costi energetici torna al centro del dibattito nazionale con l’analisi dei flussi finanziari destinati al settore delle fonti fossili. Secondo gli ultimi dati raccolti, l’Italia ha mobilitato una cifra imponente: 436 miliardi di euro tra il 2011 e il 2025 per sostenere attività, opere e progetti connessi a combustibili inquinanti.
Nel solo 2024, la spesa destinata a questi sussidi ha raggiunto i 48,3 miliardi di euro, distribuiti su 76 diverse voci. Il settore energetico si conferma il principale beneficiario con 14,2 miliardi di euro, segnato da un incremento di quasi 4 miliardi rispetto all’anno precedente. Tra le voci di spesa più consistenti figurano:
- Agevolazioni IVA: circa 3,6 miliardi di euro.
- Quote gratuite di carbonio (ETS): 2,9 miliardi di euro.
- Garanzie pubbliche (Sace e CDP): 2 miliardi di euro destinati a infrastrutture fossili.
- Capacity Market: 1,4 miliardi di euro per il mantenimento in funzione di centrali, in gran parte alimentate a gas.
Un aspetto da sottolineare riguarda il riflesso di queste scelte economiche sulle spese concrete di famiglie e imprese. Molti di questi sostegni, pur nati con l’intento di mitigare i rincari, rappresentano costi strutturali che incidono direttamente sulle bollette. Un esempio è la detassazione del gas che, se da un lato appare come un aiuto immediato, dall’altro viene di fatto traslata sugli oneri della bolletta elettrica pagata dai consumatori.
Sul fronte delle entrate, si rileva un mancato introito per lo Stato derivante dal settore oil & gas. Le royalties versate dalle società petrolifere per le estrazioni restano significativamente più basse rispetto alla media internazionale: si stima che l’adeguamento delle aliquote e l’eliminazione delle franchigie (le esenzioni per chi estrae sotto una certa soglia) potrebbero generare oltre 376 milioni di euro di entrate aggiuntive. Attualmente, circa il 10,5% del gas estratto in Italia è esente da pagamenti, con una perdita stimata per le casse pubbliche di circa 9,8 milioni di euro nel 2024.
L’analisi redatta da Legambiente evidenzia la necessità di una maggiore trasparenza nella contabilizzazione di queste voci. Nel Catalogo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) risultano infatti diverse discrepanze, con miliardi di euro non ancora perfettamente quantificati o privi di una corrispondenza univoca nei documenti della Ragioneria dello Stato. L’obiettivo per i prossimi anni dovrà essere volto a trasformare queste spese da sostegni a fonti tradizionali in investimenti strutturali per l’efficienza e le rinnovabili.
In merito il parere del Direttore Taglioli: “l’Italia è un paese che non può fare a meno delle fossili, soprattutto del gas. Tuttavia è altrettanto vero che ogni kWh da fonti rinnovabili immesso in rete ne riduce il ricorso, portando vantaggi economici sia a famiglie e imprese che all’ambiente. Serve il superamento di alcune barriere ideologiche e lo snellimento di iter autorizzativi per rafforzare un sistema elettrico sostenibile del Paese. Dispiace molto apprendere di tanti impianti da fonte rinnovabili già costruiti, i cui tempi di allaccio, purtroppo, per effetto del distributore locale siano lunghissimi.”
