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GARE SULLE CONCESSIONI IDROELETTRICHE: IL PARERE DEL DIRETTORE


Sono al via le prime gare sulle grandi derivazioni idroelettriche, si tratta a mio avviso del più grande errore che questo Paese stia compiendo.
Ricevo chiamate da ogni parte del mondo, nelle quali mi viene chiesto di fornire i riferimenti di studi tecnici in grado di accompagnare quelli che mi vengono illustrati essere solidissimi gruppi finanziari provenienti, appunto, da ogni angolo del pianeta. Ovviamente, mi astengo.


Quella idroelettrica è a mio avviso la fonte di energia che ci ha permesso di diventare la potenza industriale che siamo oggi, rialzandoci da un pesantissimo dopoguerra. Ho sempre ribadito, e lo confermerò, che gli impianti idroelettrici italiani rappresentano non certo un fine per fare utile ma quel tramite per garantire energia a prezzo calmierato alle nostre industrie, quelle aziende che sono indispensabili per dare lavoro alle famiglie italiane, nuclei famigliari sempre più in difficoltà a causa del carovita.


La crisi energetica che ha visto il suo culmine nell’estate del 2022 ci deve insegnare come quel vertiginoso aumento dell’energia abbia fatto cessare le attività di tante imprese che mai più rivedranno la luce, con conseguenti drammatici riflessi su PIL e occupazione. Il mercato ci insegna che se l’offerta di energia è inferiore alla richiesta, anche se di poco, a dettare il prezzo di mercato è chi riesce a collocare quel quantitativo mancante. Ne consegue che con riferimento ai nostri strategici asset idroelettrici, che ricordo garantiscono quasi il 20% del fabbisogno elettrico nazionale, laddove a differenza di altri paesi che godono di carbone, gas o petrolio noi italiani ne siamo carenti, se essi dovessero finire in mani straniere il prezzo di mercato dell’energia elettrica diventerebbe sempre più ostaggio di speculazioni internazionali, indebolendo un tessuto industriale già messo a dura prova da una globalizzazione caratterizzata da norme asimmetriche, svantaggiose per le imprese della Penisola: basti pensare a quanto da noi già incida maggiormente il solo costo del lavoro rispetto a paesi emergenti.


Ritengo non sia certo la scusante del PNRR a dover vincolare l’Italia in merito a scelte così strategiche, in un contesto dove tra l’altro, a mio avviso, gli stessi fondi del PNRR non sempre sono destinati ad opere realmente indispensabili alla Nazione, ma di incerta incisività nel reale rilancio di una sana quanto forte economia nazionale.


Sono in corso numerosi incontri che stanno vedendo Assoidroelettrica a confronto con i massimi vertici delle istituzioni, con il preciso intento di rivedere l’attuale normativa di riferimento.


La mia personale impressione è altresì che se si proseguisse nell’intenzione di mettere a gara le centrali si innescherebbero un numero così elevato di ricorsi tale da generare ulteriore incertezza, in un quadro già eccessivamente instabile.


Il mio auspicio, che è il medesimo che anima l’Associazione, è quello che si possa prendere il necessario tempo per meglio valutare i nefasti effetti di procedure competitive asimmetriche che sicuramente metterebbero in ginocchio l’intera Penisola. E’ infatti impensabile che uno Stato, in assenza di regole certe, possa pensare di mettere a gara beni che in ogni altro paese vengono invece tutelati con grande rigore e cautela, assicurando alle proprie realtà di settore la possibilità di investire con fiducia nel miglioramento, portando occupazione sul proprio territorio e gettito all’erario.